Blu Stregato - Mattia Barbalaco
a cura di Michele von Büren
Un pittore che sa gestire la penombra equivale a un cantante in grado di controllare una armonia nel sussurro, è come un danzatore che riesce a stare in equilibrio durante una difficile sequenza al rallentatore. Una pittura sussurrata e sospesa è allora quella di Mattia Barbalaco, che evoca un bisbiglio interiore e movimenti lenti, pausati.
Le presenze nei suoi dipinti si comportano come attori di un sogno che cercano di non fare gesti o suoni tali da destare. Quasi appartenessero a quella fase onirica che non ricordiamo al nostro risveglio, forse proprio per essere fatti di una materia discreta, senza l’enfasi dell’incubo o il tumulto di una passione.
Sogni che tuttavia non evaporeranno, nulla io credo si perda del tutto, ma saranno forse destinati ad abitare una stanza nel recesso più profondo della nostra mente.
Eppure c’è un mondo intero in quella terra di mezzo, in quella penombra che intona lo spazio di un blu stregato. Un fondale quasi subacqueo, dove al lucore fioco di una lanterna si muovono intere famiglie, si recitano preghiere e riti propiziatori, dove affiorano scoperte condivise da un’intera comunità o incanti di solitudine, che ci ricamano racconti interiori.
Anche i caratteri fisici di quelle presenze fanno intuire una loro consanguineità, smussati come sono in forme che evitano l’individuo, ma puntano all’essenza umana, un nucleo di sostanza che, pur evitando di manifestare dolori o urla, è votato al sentimento, ritrova un senso incantato anche nelle azioni più semplici.
Tutti questi elementi, che siamo chiamati a definire stile, dispongono la scena al racconto, ad un enigma benevolo, dove anche l’inquietudine assume intonazioni tenere, espressioni di un onirico senza esiti febbrili o sudati.
Nella dinamica di “attualizzazione del rebus” trovo affinità con le opere di Stefano Di Stasio, di Wainer Vaccari o di Paola Gandolfi, anche se il passo di Mattia è singolare e sincero, punta deciso a stanare affetti nascosti e a sfilare una bava di ragno che viene dalla mente e si imbeve in un liquido amniotico. di Massimo Pulini
Formato: 21x24 cm
Pagine: 72
Lingua: italiano
Isbn: 9788867265305